Cosa connota in maniera profonda il tuo programma?

“Abbiamo tradotto dal politichese alla politica il concetto ‘prima le idee poi le persone’ quindi siamo partiti facendo circa un anno e mezzo di confronti con varie associazioni, gruppi politici di riferimento, in primis il Movimento 5 Stelle per quanto mi riguardava, e siamo cresciuti nel tempo ascoltando professionisti e categorie. Abbiamo strutturato un programma in sei aree strategiche e l’abbiamo già reso pubblico due mesi fa. Sulla base di quel programma abbiamo aggregato le candidature. Senza fare polemica su quel che è successo, ad un certo punto, eravamo un treno in corsa e qualcuno ha deciso di scendere.

Il fil rouge di queste sei aree strategiche sono la trasparenza e l’inclusività: dotiamo la comunità di strumenti, che esistono già e attendono un corretto utilizzo, che possono essere i form, i social, i siti istituzionali, non per comunicazioni effimere ma per sondaggi, questionari, una vera e propria customer satisfaction se vogliamo, per capire se i cittadini apprezzano o non apprezzano”.

Anche per indirizzare un po’ i temi della campagna?

“Anche per quello però in una fase successiva può diventare uno strumento di scelta politica: non significa inseguire ovviamente una fan base, ma dotare la cittadinanza di strumenti che già esistono. Non voglio risalire alle origini del Movimento 5 Stelle dove ci si spingeva a questioni come ‘voi cosa fareste con la legge elettorale?’ mi sembra abbastanza utopico e infatti ci siamo schiantati sulle utopie. Ma alimentare un processo decisionale dal basso si.

Pensiamo al bilancio trasparente e partecipato. Vogliamo vedere numeri in entrata e in uscita e sapere dove vanno certe somme, sapendo che alcune tassazioni sono di scopo: quindi, se noi incassiamo le multe da una parte e la tassa di soggiorno dall’altra perché, al netto delle esigenze contabili, non coinvolgere operatori, imprese e cittadini nella gestione di quelle somme e negli investimenti?  Una vera rivoluzione, si può fare.”.

“Una delle accuse più forti a Salvemini è stata proprio quella di essersi chiuso a riccio su determinate posizioni ed essere stato poco inclusivo. Mi rendo conto che serva fare sintesi, ma bisogna tenere il perimetro più largo possibile altrimenti rischi di anteporre l’ideologia alle idee e rimanerne vittima. Noi ci proponiamo l’esatto opposto, premiare le idee, unendo, non dividendo.”

Venerdì ci sarà Giuseppe Conte a Lecce. Andrai ad ascoltare il leader del Movimento 5 Stelle che finora è stata la tua comunità di crescita politica e di riferimento?

“Sinceramente ho due altri incontri, ma mi piacerebbe andare, non voglio mettere in difficoltà quella che per me rimane la mia famiglia politica: sono da 13 anni nel Movimento 5 Stelle. Mi ricordo i momenti più belli di crescita politica con loro, nel secondo Municipio di Roma. Poi sono rientrato a Lecce, ho conosciuto persone splendide, come Fabio Valente e Gabriella Mazzeo che oggi sono candidati al mio fianco e come Arturo che ora sostiene Salvemini (Baglivo, consigliere comunale uscente e ricandidato con il M5S, ndr). Andai alla conferenza stampa della presentazione dell’alleanza con Salvemini con il cuore in lacrime perché sapevo che quella era la mia famiglia. Volevo semplicemente dirgli io ci sono, non fatemi scappare via, non fatemi andare via. Hanno scelto di cambiare strada, all’ultimo. Ne prendo atto”.

Cosa volevi dire in concreto, Alberto? Tu avevi già manifestato la decisione presa di candidarti, quindi stai dicendo che quella presenza poteva ricucire?

“Non era una mia decisione, ma un percorso sostenuto dalla maggioranza netta della comunità 5 Stelle leccese. Come è andata a finire lo sappiamo tutti. Forse non tutti sanno la versione reale dei fatti. Ma ognuno è libero di farsi la propria idea. La mia posizione se ben interpretata poteva essere un argine”.

Ma Alberto Siculella, per la sua storia e la sua formazione si colloca nel campo progressista?

“Senza ombra di dubbio, già da prima che il termine fosse usato e abusato. Tra l’altro il progressismo nelle sperimentazioni americane era proprio un tentativo di rompere il duopolio tra democratici e repubblicani. Proprio per questa mia collocazione, provo grande rammarico. Il Centrodestra, pur nel rispetto dei singoli personaggi, non ha saputo costruire una classe dirigente nonostante sette anni di opposizione. È svilente. Al posto di Adriana Poli Bortone non avrei mai fatto un passo avanti di questo genere. Per onor della patria, per onor di cosa? Sta portando avanti una classe dirigente inesistente, impalpabile, priva di contenuti, perché se li avessero avuti li avrebbero tirati fuori in consiglio comunale. Prendiamo i Lavori Pubblici: se io fossi stato opposizione, davanti a certe situazioni avrei chiesto di prendere decisioni nette, di discontinuità chiedendo le dimissioni dell’Assessore al ramo”.

“Passo per populista spesso e volentieri e ti dirò a volte mi fa pure piacere sentirmelo dire, ma io non sto andando in giro a Lecce a mostrare i marciapiedi rotti, l’ho fatto per qualche like in più e non lo nego, essendo un signor nessuno della politica. Però quello che mi chiedo è: se adesso Poli Bortone ha bisogno di andare in giro a Lecce parlando di parcheggi, di ciclabili, cosa ha fatto il centro destra in una intera consiliatura? Premesso che queste secondo me sono gravi criticità che vanno analizzate in base al singolo caso, oggi è tempo di dirci cosa proporre alla cittadinanza”.

Una delle domande che volevo farti riguarda proprio la mobilità, uno dei terreni più scivolosi per tutte le amministrazioni locali, a Lecce in particolare. Quali sono le idee del tuo approccio generale alla mobilità?

“Io vado in bicicletta, le piste ciclabili sono una parte della mobilità. Il filobus e le ciclabili sono due lati della stessa medaglia, mi spiego meglio: nascono tutte e due da finanziamenti con tempistiche precise che un Comune in situazioni economiche e di organico come il nostro, difficilmente riesce a gestire con particolare zelo. La domanda a quel punto è: in certi casi è meglio perdere il finanziamento perché non sei sicuro di farle bene oppure le fai e poi vedi cosa succede?”.

“Avrei preferito un filobus che andasse verso le periferie in un’ottica di aria vasta, verso Monteroni, Cavallino, Surbo. Le ciclabili avrei preferito che fossero tutte costituite sulla base di proporzionalità e adeguatezza al contesto urbanistico, quindi lì dove si può le si fa, lì dove non si può, si deve cercare la soluzione meno invasiva. In via dei Ferrari, tra le tante, oggettivamente la pista crea un problema: ho viste troppe volte l’ambulanza incastrata tra cordoli e auto”.

“Allora io immaginerei un sistema a portanza differenziata, per un modello di urbanistica sostenibile: bisogna creare le zone veicolari con delle limitazioni d’accesso, un po’ come a Milano. Dobbiamo accertarci però che ci siano mezzi sostitutivi perché, per esempio, il progetto della pista ciclabile tra Lecce e San Cesario, per me è splendido e l’avrei fatto pure per Cavallino, però la domanda è sempre quella: e se non c’è un autobus in quanti verranno e torneranno dai paesi limitrofi in bici percorrendo quotidianamente una media di 15 chilometri?”.

“Individuate due o tre aree di interscambio occorre rafforzarle. Guardiamo ad aree parcheggio lì dove ci sono terreni comunali o parcheggi di supermercati che possono rimanere aperti anche dopo le 20.30. In secondo luogo serve segnalare l’esistenza dei parcheggi perché quando entri a Bergamo, a Parma, in qualsiasi città, li vedi segnalati: banalmente Parkejoo non è segnalato, non sai che esiste finché non ci passi davanti”.

“Una seconda idea, che in realtà è più un’ambizione, è quella di sedere le varie istituzioni intorno ad un tavolo per valutare la possibile realizzazione di fermate intermedie dell’anello ferroviario. L’eventualità di creare due fermate di interscambio con velostazione o con navette a Castromediano e a San Pio dove vivono tantissimi studenti doterebbe Lecce di un’alternativa su rotaia, con fermate a sud e a nord rispetto alla stazione centrale”.

“Un altro punto del programma sulla mobilità riguarda il modello dinamico di trasporto pubblico che prevede l’eliminazione dei capolinea come avviene in tante altre città d’Europa: questo consentirebbe di diminuire le emissioni inquinanti. I capolinea sono ingombranti ed inutili, e spesso gli autisti lasciano il motore acceso, anche solo per attivare l’aria condizionata. In linea di massima lasciare i mezzi continuamente in circolazione, permetterebbe di fare anche dei turni diversi per gli autisti. Crediamo sia una buona soluzione da adottare”.

Senti, mettiamo il caso che si arriva il ballottaggio e tu purtroppo non c’arrivi. Cosa dirai al tuo elettore rispetto al secondo turno?

“Allora, gli elettori, nonché le liste Mind e Aria soprattutto, hanno una connotazione. ecologista, ambientalista, progressista, per cui è difficile immaginare di votare per la Poli. Il mio obbiettivo è esserci fino alla fine e rappresentare un’alternativa”.

“Va considerato che non ho un partito alle spalle con una organizzazione radicata, quindi devi vedere se gli elettori del primo turno accettano indicazioni al secondo. Il risultato secondo me può essere che il 20-30 percento potrebbe seguire le indicazioni. Voglio precisare che io non ero tra quelli che dicevano ‘mai col Pd, mai con Salvemini’, ma oggi vedo che proprio quelli che dicevano così hanno fatto l’esatto contrario. Avevo un’idea chiara, netta, a cui ho mantenuto fede. I principi e i valori, per me, non sono negoziabili”.

CATEGORIES:

Press

Tags:

No responses yet

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Latest Comments

Nessun commento da mostrare.